cucinato da Mariateresa Marino    Giovedì 18 Giugno 2009 12:32    Stampa E-mail
Slow Food Italia per l'Abruzzo
Restituire la terra agli abruzzesi, ma non solo con la ricostruzione di case. Il terremoto del 5 e 6 aprile ha sconvolto anche i campi, gli allevamenti, le attività agricole e ricettive. Per recuperare e ridare fiducia alla cultura della terra e del cibo, Slow Food Italia ha lanciato due importanti progetti: “10 orti per 10 tendopoli” e un gruppo di acquisto solidale per aiutare i produttori abruzzesi.
Il primo progetto, partito poche settimane dopo il sisma, è stato realizzato in collaborazione con i tecnici del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Gli orti sono stati già preparati e seminati nelle frazioni di Camarda, Paganica, Arischia, Onna, Pizzoli, San Felice d’Ocre, San Gregorio, Tempera, Castelnuovo e Collemaggio. Anziani, ragazzi e bambini delle tendopoli si sono ripresi la loro terra, salvando alcune colture e scambiando, come in un grande mercato collettivo, prodotti freschi e sani. Un simbolo di rinascita, ma anche un modo per rinsaldare i legami tra le famiglie.
Il secondo progetto, partito da poche settimane, ha già avuto un inaspettato successo. Molti gruppi di acquisto solidale sparsi per l’Italia hanno richiesto a undici aziende dell’aquilano prodotti di stagione, formaggi e conserve, permettendo così a piccole realtà agricole di riprendere la loro attività e di sopravvivere alla crisi post-terremoto. Fino ad oggi sono state raccolte centinaia di adesioni per un incasso complessivo di 40mila euro: una vera boccata d’ossigeno per l’economia rurale dell’Aquila.
A distanza di due mesi dal terremoto, infatti, il bilancio della produzione agroalimentare dell’Abruzzo è drammaticamente negativo. La domanda locale di prodotti del territorio è precipitata, almeno 30mila persone sono state alloggiate sulle coste, negli alberghi messi a disposizione dalla Protezione civile, nelle tendopoli e, ovviamente, gli esercizi commerciali e i locali sono inattivi così come si è bloccato il turismo del fine settimana inesistente.  Una situazione sta mettendo in ginocchio l’attività imprenditoriale di piccoli e medi allevatori e agricoltori. Dai presidi di Slow Food arrivano dati allarmanti che riguardano in particolare i produttori di formaggi della zona del Gran Sasso, dove Slow Food ha istituito il Presidio del Canestrato di Castel del Monte. Ma anche il Presidio della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, un borgo di un centinaio di abitanti, famoso per le piccole leguminose scure coltivate su terreni impervi, aveva subito uno stop improvviso. Fino a quando non è scattata la gara di solidarietà dei Gas a rimettere in moto oltre la metà delle aziende e buona parte dei presidi alimentari dei prodotti tipici.